Brindisi, Diga di Punta Riso parte II

Tempo addietro avevo fatto una visita alla Diga Di Punta Riso a Brindisi. Dato che la diga si estende per un tratto di circa tre chilometri in mare aperto (con una braccio di blocchi di cemento che crea un porto sicuro per le imbarcazioni) ho pensato di fare una bella camminata ed arrivare fino al faro posto all’ingresso lato mare della diga.

L’accesso all’aerea oggi è proibito. Infatti all’ingresso c’è un’inferriata chiusa con il lucchetto. Un monito, forse un ultimo avviso. Ma i pescatori e gli atleti brindisini si sono ingegnati creando degli accessi clandestini.  Si sono giustamente guadagnati l’accesso ad un piccolo paradiso in terra: a chi piace correre ha un percorso di tre chilometri dove si respira iodio e salsedine e si sta lontani da smog e pericoli (quasi), a chi piace pescare può scegliere se buttare l’amo in mare aperto sfidando venti fortissimi (scalando il muretto di cemento) oppure buttarlo nel bacino, sempre calmo ma comunque sempre suggestivo.

C’è sempre un senso di pericolo, il mare intorno ai blocchi di cemento sui quali si cammina è altissimo. I blocchi sono affiancati uno all’altro ma hanno un intercapedine dalla quale fuoriesce il rumore violento delle correnti sottomarine. Tutto intorno potrete ammirare il mare Adriatico in tutta la sua estensione oppure dal lato interno il bacino sulle cui coste si affacciano suggestive strutture industriale ed antichi castelli.

Basta il minimo dubbio, un semplice accenno di confusione, il rischio di cadere in mare può diventare un pericolo concreto. Nessuno vi salverà in quelle acque. Non i pescatori che anzi vedranno nella vostra caduta la possibilità di attirare pesci affamati. Non gli atleti che non hanno alcuna attrezzatura per potervi raccogliere dalle acque e che non possono contare nemmeno sull’uso di un telefono cellulare dato che il campo è completamente assente.

Non vi aiuteranno neanche i gabbiani, veri padroni dell’area. Vi scruteranno dall’altro e canteranno per voi stridule cantilene marinare. Ma non verranno a prendervi.

La Diga di Punta Riso, vi insegna ad contare solo su vuoi stessi e sulle vostre forze.

Siamo nell’insenatura tra l’Isola di Sant’Andrea e la terra ferma. Ancora qui si possono trovare comodi accessi al mare a disposizione delle imbarcazioni che rientrano al porto.
Uno sguardo sul lato del mare aperto, forti venti creano sempre movimenti dell’acqua suggestivi e misteriosi.
Una barca affondata vuole essere da monito a chi volesse avventurarsi nella diga senza le dovute conoscenze marinaresche.
Questa banchina ha vissuto tempi migliori.
I resti del castello, oggi sede della Marina Militare.
Siamo ancora nella zona “bassa” della diga. Gli scogli disegnano caratteristici ostacoli.
E’ li in fondo che vogliamo arrivare.
Navi sfrecciano velocissime nel sicuro bacino.
Il panorama ci ricorda le vocazione industriale di Brindisi.
Sono numerosi i fari. Indispensabili per le imbarcazioni che raggiungono la diga di notte.
Ed eccoci finalmente all’estremità. Ci attendono impassibili gabbiani…